sabato 1 agosto 2009

Poesia: Il Gatto di Charles Baudelaire

Dentro il cervello mi si aggira,
come se si trovasse a casapropria,
un gatto fascinoso, dolce e forte.
Quando miagola si sente a fatica,

per il timbro tenero e discreto;
ma che si plachi o brontli cupa
sempre profonda e ricca è la voce,
donde gli vengon fascino e segreto.

Questa voce che lenta si modula
e penetra il mio buio fino al fondo,
di versi lunghi m'appaga come il metro
e mi delizia come un filtro magico.

Assopisce i dolori più crudeli
ed è somma di tutte le estasi;
per proferire anche lunghe frasi,
non ha bisogno alcuno di parole.

No, non c'è archetto che morda
sul mio cuore, perfetto strumento,
e faccia cantar più regalmente
di tutte la più vibrante corda,

che la tua voce, gatto misterioso,
gatto cherubico, strano gatto,
in cui, come in un angelo, tutto
è parimenti sottile ed armonioso.

Dal mantello di pelo biondo e bruno
esala sì dolce profumo che una sera
tutto pregno ne fui, per l'avere
prfuso una sola carezza, solo una.

E' il genio familiare del luogo;
lui giudica, lui governa ed ispira
ogni cosa dentro il proprio impero;
è una fata fose, o forse un nume?

Quando gli occhi si volgono docili
a questo gatto che di me ha l'affetto,
come se fossero da calamita attratti,
e lo sguardo affondo nel mio intimo.

Allora vedo delle pupille pallide
il fuoco e ne ho un trasalimento:
son fanali luminosi, opali viventi,
che fissamente mi contemplano.

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